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lunedì 14 maggio 2012

Il sesso...

Il sesso è un tra gli aspetti più importanti nella vita di un uomo.
Non tutti, però, riescono a viverlo in modo pieno e soddisfacente.
Sin dalle prime esperienze, ognuno, cerca di capire quali elementi ideali favoriscono l’innesco che accende la scintilla del desiderio e scatena la libido.
La mente umana, quindi non è semplice. La sua complessità è ancora un mistero.
Lo sa bene la nostra eroina Eloisa, che scoprì in modo casuale le sue naturali inclinazioni, e le situazioni ideali nelle quali la sua mente provava emozioni forti, tale da farle raggiungere il piacere sessuale pieno, che in condizioni di normalità non le era mai capitato di sperimentare. Buona lettura.


Primo capitolo: Il tecnico della caldaia.

Eloisa, una mattina, chiamò un tecnico specializzato in caldaie, perché la sua era andata in blocco.

Si presentò un’ora dopo.
Dopo i convenevoli, lo accompagnò negli scantinati, ove si trovava la centrale termica.

Eloisa non andò via, restò sulla porta a guardare il tecnico che si muoveva nella stanza.
Era un uomo maturo di mezza età, pelato. La tuta gli stava stretta, sporgendo sul davanti come una grossa testuggine adiposa.
Nella sua mente, mentre fissava le spalle del tecnico, scattò il solito meccanismo, che la proiettava in uno stato di alterazione psicofisica che abbatteva qualsiasi freno inibitorio.
I suoi occhi iniziarono a brillare intanto che fissava intensamente l’ignaro tecnico, intento a controllare i manometri, le leve e i tubi.

Come un copione ormai recitato tante volte, il fuoco della bramosia divampò improvvisamente nelle sue vene, diventando un incendio di passione.

Seguendo quegli istinti bestiali iniziò a sbottonarsi la camicetta fino a togliersela.
Senza fermarsi, continuò a slacciarsi la gonna, lasciandola cadere sul pavimento.
Rimase in reggiseno e mutande.
Si era eccitata ed il respiro divenne affannoso.
Il suo corpo si era accaldato, e la febbre del desiderio lo stava infiammando annullando nel contempo qualsiasi barlume di ragione.

Eloisa, come ipnotizzata dalla bramosia, continuò slacciandosi il reggiseno e le mutandine.
Alla fine rimase nuda, come madre natura l’aveva creata.

Dopo essersi accarezzata il seno e leccato i capezzoli turgidi, eccitata come una cagna in calore si avvicinò al tecnico, toccandogli un braccio.

Questi, si voltò:

“Signorina credo di aver capito il problema vede....... ma...... ma …lei è nuda?

Le prese un colpo, quando si trovò di fronte Eloisa nuda, che lo fissava con uno sguardo stralunato, come se fosse posseduta da qualche spirito demoniaco.
Scattò subito in piedi. Imbarazzato per quella scena imprevista.
Era comunque uno spettacolo piacevole da osservare, e non ci mise molto a superare l’impaccio iniziale, quindi, ripresosi dallo shock prese a squadrarla con cura, dalla punta dei piedi fino alla testa.
Eloisa, ricambiando lo sguardo, appena notò la luce del desiderio accendersi negli occhi dell’uomo, ebbe un moto interiore intenso, che le fece vibrare il basso ventre.

Intanto, dopo un lungo silenzio, l’uomo esordì:

“Cazzo, che pezzo di figa che sei!

Il tecnico lentamente cominciò a prendere coscienza di ciò che stava succedendo sotto i suoi occhi. Non era una cosa normale trovarsi all’improvviso davanti un gran pezzo di figliola nuda.
Eloisa, era una donna giovane, aveva solo venti otto anni, e si trovava nel pieno splendore del suo vigore fisico, solido e statuario, che emanava una sensualità a cui era impossibile resistere.
Il seno, una quinta abbondante, si teneva su senza alcun sostegno, la vita era stretta e i fianchi larghi e rotondi, era alta di statura con gambe lunghe e robuste.
Era uno spettacolo ammirarla. Da togliere il fiato.

Eloisa prese subito l’iniziativa, prima che il tecnico si rendesse pienamente conto di quanto gli stava succedendo.
Si avvicinò a lui e iniziò ad accarezzargli l'inguine, fino a, quando la sua mano, chiusa sullo spessore, cominciò ad avvertire i segni dell’eccitazione.
Sorrise con malizia quando percepì un’erezione piena.

La mano, infatti, stava stimolando un cazzo già in tiro. Lei, attraverso la tenue stoffa, lo segò per alcuni istanti, senza distogliere lo sguardo dall'uomo.

L’operaio, tuttavia, era ancora impacciato.
Ci sono persone che, quando si trova davanti una donna audace e piena d’iniziativa rimangono completamente disarmati, come bambini ingenui.

Eloisa ormai conosceva perfettamente quel tipo di reazione. Così, sorridente, senza fermarsi nella sua azione lasciva e perversa, continuò a sollazzarlo con foga.
Dopo averlo stimolato a lungo, si abbassò ai suoi piedi, gli aprì la zip, armeggiò quel tanto da tirargli fuori il cazzo, duro e scuro come la pece.
La cappella era tesa e grossa come una biglia di bigliardo, completamente bagnata di liquido seminale, che rifletteva la lieve luce della lampadina.

La ragazza, fissò con bramosia quel cazzo leccandosi le labbra, poi mosse il polso iniziando a masturbarlo lentamente in tutta la sua lunghezza.
La sua mano, si agitava su e giù, spostando la pelle tesa fino alla base del cazzo.

Il viso di Eloisa era una smorfia di passione, un vezzo di cupidigia che attirava lo sguardo libidinoso del tecnico.
Dopo aver fissato intensamente l’operaio, abbassò lo sguardo sul pene, divenne seria, aprì la bocca e se lo fece scivolare in fondo alla gola.
Il cazzo era talmente voluminoso che le sue gote si riempirono come un palloncino.

Eloisa, deliziata da quel cibo prelibato, intraprese con foga un sublime pompino, avendo cura ogni tanto di leccare i contorni della cappella e la lunghezza dell'asta.
Godeva a sentire quel cazzo anonimo pulsargli nella bocca.

L'operaio, sotto le lisciate di lingua e succhiate di cappella, si era eccitato come un toro da monta.
In piena frenesia dei sensi, con modi rudi, afferrò Eloisa dalle ascelle, la sollevò in aria e la costrinse a sedersi su un tavolino.
Poi si gettò con la faccia tra le sue cosce spalancate, dando sfogo ad un desiderio che non riusciva più a contenere, quindi presa a leccarle le fenditure della figa e a succhiare il clitoride, come se fosse una delizia della natura.
Soddisfatto, si alzò in piedi con una voglia di chiavarla immediatamente.

Eloisa, finalmente aveva ceduto il testimone all’operaio, che agitato come un cane idrofobo, la bacio e la pomiciò con palpeggi e carezze prolungati, in ogni parte del corpo, sembrava un anima ingorda.

“Cristo! quanto sei bona! Dammi un pizzicotto! Ho paura di svegliarmi!
“Non stai sognando animale! Ti stai approfittando di me! Bastardo!

Considerò quella risposta strana per una che aveva dimostrato uno slancio sensuale senza porsi limiti, comportandosi come la peggiore zoccola di strada che avesse mai conosciuto.
L’operaio capì subito che razza di donne fosse, perversa e trasgressiva.
Aveva intuito che le piaceva giocare il ruolo della donna sottomessa. Era pane per i suoi denti.

Si buttò su di lei come un rapace, leccandole il collo, le tette, dimostrando un impeto e una frenesia de dei sensi senza alcun controllo.
Quella donna lo aveva ammaliato dandogli una gran voglia di scoparla come la peggiore troia, senza alcun rispetto.
Seguendo un istinto bestiale si era incuneato in lei, nella tipica posizione della cortigiana,
Eloisa si trovò seduta sul tavolino con le gambe spalancate e lui in piedi, dentro le cosce, con la grossa cappella schiacciata contro le fenditure della vagina.
Appena la punta varco l’ingresso della vagina, l’afferrò dalle natiche e spinse in avanti.
Il grosso bulbo, come una saetta, varcò il pertugio della fica, separando con forza le piccole labbra, e scivolando interamente in quel forno infuocato.

“mmmmmmmmmmm siiiiiiiiiii animaleeeeeeeeeeeeeee scopamiiiiiiiiiiii

Il ventre adiposo dell'operaio si arrestò flaccido sul pube vaginale, servendo come punto d’appoggio al cazzo che, duro come la roccia, entrava trivellando la fica in tutta la sua profondità.

“Troionaaaaaaaa ti piace il cazzo! Tieeeeeeeee puttanaaaaaaaaaaaaa
“Bastardooooooooooooo mmmmm animaleeeeeeeeee

Le piaceva essere insultata e insultare a sua volta.
Godeva a sentirsi dentro quel cazzo duro, che le stava dando quel piacere che con il marito non avrebbe mai raggiunto.
La sua figa, in perfetta simbiosi con la sua mente alterata dalla libidine, reagiva dandole quei sublimi orgasmi che non riusciva a raggiungere in situazioni normali.
Pura estesi dei sensi

“mmmmmmmmmmmmm siiiiiiiiiiiiiiiii bastardoooooooooooo il tuo cazzo mi sta uccidendooooooooo godooooooooeeee
“Sei una troiaaaaaaaaaaaa mmmmm to o to di spacco in dueeeeeeeeee zoccolaaaaaaaaa

L'operaio, in quei momenti, le teneva serrata a se, con le gambe oscenamente spalancate, dando sfogo alla sua folle bramosia.
Si spostava freneticamente in orizzontale, in modo convulso, urtando con violenza nello scoscio di Eloisa.

“Siiiiiiiiiiiiii fottimi bastardooooooooo stai approffitando di me? Bastardooooooooo
“Troiaaaaaaaa è questo che vuoi? Tooooooooooooo mmmm ti piace il cazzoooooo?
“Siiiiiiiiiiii sono una troiaaaaaaaaaa fottimi forteeeeeeee mmmmmmm animaleeeeee

Vi chiederete coma mai una ragazza di venti otto anni, di ottima famiglia, educata in una scuola cattolica, quindi con regole morali severe, felicemente sposata, con una figlia di cinque anni, potesse aver raggiunto un livello tele di trasgressione sessuale?

Eppure, Eloisa non proveniva da un ambiente degradato. Era perfettamente inserita nel tessuto sociale medio alto, e lavorava come segretaria alle dipendenze di un Notaio.
Il marito, trenta sei anni, ingegnere, era impiegato nell'ufficio tecnico di una grande società edilizia.

Eloisa, nonostante l’apparente regolarità della sua vita, era succube di una perversione sessuale, che le accendeva un fuoco lussurioso, trasformandola in una Messalina insaziabile e ninfomane affamata di cazzi.
Una specie febbre interiore che la trasformava in una libertina che non si poneva alcun limite.
La sua mente si alterava, mutandola in una macchina di sesso, capitava in circostanza in cui si veniva a trovare da sola con un uomo sconosciuto.
Tale attitudine divenne l'unica possibilità in cui potesse soddisfare pienamente i suoi istinti sessuali.
In quelle circostanze, infatti, raggiungeva l’apoteosi del piacere arrivando ad avere degli orgasmi intensi. Si concedeva ad uomini sconosciuti che, nella sua mente perversa, lei immaginava fossero degli uomini che si approfittavano di lei. Erano dei rapporti sessuali occasionali che scaturivano in circostanze imprevedibili.

Torniamo indietro nel tempo e percorriamo insieme le fasi della sua perversione mentale.

Secondo Capitolo: Una scoperta piacevole.

Il suo primo rapporto sessuale fu un disastro. Il suo fidanzato, per quanto si fosse sforzato, non riuscì a suscitarle alcuna emozione.
Nei rapporti successivi, per non sentirsi inadeguata, dovette fingere di provare qualcosa.
Questo la faceva sentire frustata perché, rispetto alle sue amiche, non aveva ancora provato un orgasmo
Quella situazione le stava provocando dei gravi problemi psicologici, ai limiti della depressione.
Eppure il suo fidanzato s’impegnava con preliminari lunghissimi e accurati, ma era tutto inutile perché non le davano alcun piacere.

Un giorno successe un fatto che cambiò radicalmente la sua vita, facendole scoprire sentieri inesplorati, attraverso i quali scoprì la vera natura della sua perversa personalità.

All'epoca aveva diciotto anni. La scuola era finita da alcuni giorni ed Eloisa si stava preparando ad affrontare gli esami di maturità.

“Eloisa!
“Mamma sono in bagno!
“Sto uscendo! Non so a che ora potrò rientrare! Volevo avvisarti che stamattina dovrebbe passare l'antennista per sistemare il decoder e la parabola! Mi raccomando non lasciarlo da solo! Non vorrei che se ne andasse in giro a curiosare!
“Tranquilla mamma! Lo controllerò!
“Ciao Tesoro a dopo!
“Ciao mamma!

Quando il campanello suonò Eloisa era ancora nella doccia, per questo, si presentò alla porta in accappatoio ed un asciugamano attorcigliato attorno ai capelli.
Eloisa, quando aprì, si trovò di fronte un vecchietto con una barba lunghissima e bianca. Sembrava babbo natale.

“Buongiorno signorina!
“Buongiorno! Lei è l'antennista?
“Si! Vedo che l’ho disturbata? Se vuole torno un altro giorno!
“No, per carità? Non ha disturbato affatto! La mamma si è raccomandata di riceverlo!
“Come vuole lei!
“Venga la tv è di là!

Eloisa accompagnò il canuto antennista in salotto, dove si trovava la tv con il decoder incorporato.
La ragazza si sedette sul divano e, rispettosa delle consegne ricevute dalla madre, rimase in salotto a controllare.

L'antennista, dopo aver armeggiato con la scatoletta dei contatti, prese il telecomando e cominciò a impostare i programmi in digitale.

Eloisa, in quel momento, da tergo mentre lo stava osservando, all’improvviso, la sua mente cominciò a fantasticare.
Iniziò a rifletter sul fatto che si trovasse da sola in casa, con uno sconosciuto, quasi nuda, che poteva approfittare di lei.
Quel pensiero si rivelò talmente forte emotivamente, che le provocò un sussulto al basso ventre.
La pelle iniziò a fremere e la spina dorsale prese a tremarle.
Si sentiva accaldata, avvertendo un forte prurito alla figa, che divenne incontenibile.
Alla fine, quel fastidioso pungolo al basso ventre, ebbe la meglio sulla sua volontà.
Le venne una voglia irrefrenabile di placare in qualche modo quel pizzicore fastidioso.
Senza rendersene conto, allargò le cosce, si scoprì il bacino, e con una mano cominciò a sfregare le fenditure della figa ed il clitoride.

“Ecco, signorina è tutto a posto! Cazzo! Ma che state facendo?

Gli occhi gli uscirono fuori delle orbite appena vide Eloisa con le gambe oscenamente aperte, intenta a sgrillettarsi il clitoride e le labbra della fica.
Nel momento in cui l'antennista posò il suo sguardo su di lei, Eloisa ebbe un moto inaudito, nella vagina, le pareti si contorsero in forti spasmi. Un godimento intenso le invase la figa, facendole provare una sensazione che non aveva mai provato prima di allora.

“Mmmmmmmmmmm siiiiiiiiiii la pregoooooooooo non mi faccia del male mmm

L'Antennista era confuso. Trovarsi quella ragazza in preda all'estasi le provocò un’eccitazione incredibile.

“Del male? Ma io...
“Siiiiiiiiii fammi del maleeeeeeeeeeeeeeee daiiiiiiiiii vieni bastardooooooooo

Non se lo fece ripetere una seconda volta. Alla sua età difficilmente le sarebbe capitata un’occasione ghiotta come quella.
Si lanciò su Eloisa come un pirata, atterrando in mezzo alle sue cosce aperte.
Le mani secche, tremolanti, presero a muoversi sulle cosce, sui fianchi, sulle tette. Sembrava un essere affamato che non aveva toccato cibo da almeno un secolo.
Per lui quel ben di dio era un miraggio, un vero miracolo per uno della sua età.

“Bastardoooooooo ora vorresti scoparmiiiiiiiiiiiii? Bastardo non farlooooooooooooooooo siiiiiii falloooo

L'antennista era disorientato dalle parole di Eloisa, ma si riprese subito perché stava riflettendo sul senso della parole, e trovò che non corrispondeva affatto allo loro vero significato. Era un modo strano di manifestare i propri propositi.

Non c’era alcun dubbio. La ragazza aveva una gran voglia di scopare. Se quella era la sua volontà perché farla soffrire in una inutile attesa?

Così, con mani tremanti, si aprì la zip dei pantaloni e tiro fuori il cazzo duro e palpitante.
All'età di sessanta cinque anni era ancora un uomo forte e virile.

Il vecchio canuto, si trovò inginocchiato tra le sue cosce spalancate, impaziente di scoparsi quel fiore di bontà.
Brandendo il cazzo iniziò a menarlo tenendo, pigiando la cappella turgida tra le piccole labbra della figa.

Iniziò a spingere tenendo la sommità della cappella schiacciata contro le fenditure umide della figa imberbe, poi con forza si mosse in avanti con il bacino fino a, quando non la vide completamente sparire in quella fucina infernale.

Mmmmmmmmmmmmm bastardooooooooooooo nooooooooo cattivoooooooo hhhhhhhhhhh

Eloisa appena percepì il voluminoso cazzo dentro di se, capì che stava vivendo un momento emozionante straordinario.
Inizio ad ansimare come se fosse in preda ad un demone, poi cominciò a muoversi con frenesia, cercando di farlo entrare tutto dentro di lei.

“Bastardoooooooooo il tuo cazzzzzzzzzzzo mi sta violentandoooooooooooooo

In quegli istanti la sua mente delirava ed il suo corpo iniziò ad avvertire un terremoto di sensazioni inaudite, che non aveva mai provato prima di allora.

“Daiiiiiiiiiiiii bastardooooooooooooooo fottimiiiiiiiii con violenzaaaaaaaaaaaaaa
“Sei un diavolo! To to to to piccola troiaaaaaaaaaaaaa mmmmm ti piace il cazzooooooo troiaaaaaaaaaaaaaaa
“Bastardoooooooo ti stai divertendo con la mia ficaaaaaaa, sono una troiaaaaaaaaaaaaa mmmm siiiiiiiiiiii

L'antennista non si aspettava una ragazza giovane e sboccata. Sembrava un vulcano in piena eruzione.
Si agitava come un satanasso, come se fosse stata morsa dalla tarantola.

Non solo ma avvertiva anche le sue unghie conficcarsi nella pelle della schiena.
Pensò che quello fosse il giusto prezzo da pagare come compenso, per avere avuto il piacere di fottere un bocconcino così prelibato.

L’antennista si trovò coinvolto in una situazione straordinaria, un’esperienza unica che nutriva la sua mente e sui sensi, così per dare forza alla sua azione, la teneva saldamente di fianchi, incuneandosi tra le sue cosce aperte, e puntellandosi sulle ginocchia, le stava sconquassando la figa stantuffandola come una trivella.

I movimenti, prima furono convulsi, poi divennero sempre più regolari. Alla fine trovò un ritmo costante, veloce, e senza soluzione di continuità.

“Mmmmmm bastardooooooooooo mmmmm mi stai facendo godereeeeeeeeeeemmmm
“Cribbio che figa calda che haiiiiiii mmmmm ragazzina sei un demoniooooooo

Il cazzo era coperto degli umori secreti in abbondanza, e luccicava riflettendo la luce del giorno.
Dai bordi della figa fuoriusciva una sostanza biancastra a limacciosa, che colava in rivoli spessi sui coglioni del vecchio e si perdevano nei candidi glutei carnosi di Eloisa.

Eloisa, sembrava preda di uno stato d’animo ascetico, era felice di quel benessere psicofisico, e scoprì per la prima volta la piacevole sensazione di avere un orgasmo. La sua vagina era un vero e proprio terremoto di emozioni, che la costringevano a contorcersi come una serpe.

Eloisa, era in pieno delirio dei sensi, il suo corpo era fuso in uno stato di perfetta simbiosi tra la materia e lo spirito, concedendosi totalmente allo sconosciuto.
Eloisa, quindi, si aprì l'accappatoio spremendosi le sue meravigliose tette ed offrendole generosamente allo sguardo del vecchio antennista. Questi, senza esitare un istante, compiaciuto di tanta bellezza, vi affondò la faccia, facendosi accarezzare dolcemente da quei due grossi meloni dalla pelle liscia e vellutata.

Eloisa era una magnifica cavalla, una giovane puledra imponente, con un fisico da maggiorata. Il vecchietto nonostante vedesse il suo cazzo affondare in quelle tenere carne, stentava ancora a credere ai suoi occhi. Era senza altro un giorno memorabile per lui, che gli sarebbe rimasto scolpito per sempre nella memoria.

Tuttavia quello spettacolo era troppo eccitante per lui, così, sconvolto da quel panorama idilliaco, fu subito aggredito dai primi conati di sborra, che stimolavano la base del cazzo, impazienti di sfogarsi in quel cono vulcanico.

Di conseguenza aumentò il ritmo forsennato degli affondi, trasformando il suo cazzo in uno obelisco roccioso, che stimolava la figa di Eloisa in modo devastante.
Ci furono una sequenza di colpi micidiali che mandarono Eloisa in una orbita celestiale. Le pareti della figa sotto quello sfregamento costante si contorsero come se fossero percorse da corrente elettrica ad alto voltaggio.
La ragazza, sottoposta a quei movimenti tellurici, si lasciò andare a degli acuti formidabili che esaltavano l'immenso orgasmo che stava provando.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmm sto morendoooooooooooooooooooo dal godimentoooooo
“Troiettaa to to to to mmmmmmmmmmmm mmm

Eloisa nello stesso istante avvertì un caldo intenso che le riempiva la figa.

L'antennista, ripresosi immediatamente da quella fantastica scopata, si chiuse velocemente la zip dei pantaloni, afferrò la borsa degli attrezzi, spaventato per quanto era successo, fuggì via, senza neanche farsi pagare.

Eloisa, rimase immobile, lunga distesa sul divano, giacendo in uno stato comatoso, in piena estasi, a godersi le ultime palpitazioni del corpo ancora in fibrillazione per quella insolita e straordinaria scopata.

Era felice perché finalmente anche lei aveva avuto il suo primo orgasmo.




Terzo Capitolo: Il Meccanico

Da quel giorno i rapporti con il suo ragazzo divennero noiosi ed abitudinari, perché non riuscivano a darle le stesse emozioni che aveva vissuto con l'antennista.

Un mese dopo iniziarono le vacanze estive. Eloisa, in compagnia del suo ragazzo, stava trascorrendo al mare uno stupendo mese di luglio, nella casa dei nonni.
Un pomeriggio, dopo aver trascorso una mattinata tediosa con il ragazzo, propose di fare un giro in bicicletta. IL ragazzo rifiutò l'invito, decidendo di restare in spiaggia a godersi il sole.

Eloisa decise di farsi una pedalata da sola, verso l'interno del territorio, in direzione di un paesino che distava dalla costa solo tre chilometri.

Dopo un chilometro di strada periferica, notò un’auto ferma sulla sua corsia.
Da suo punto di osservazione notò due gambe spuntare dall'altro lato dell’auto.
Fu colta di sorpresa ma anche dalla preoccupazione che fosse successo qualcosa di brutto. Era una strada poco trafficata, quindi decisa di fermarsi per controllare.

Si avvicinò e vide un uomo che stava trafficando sotto l'auto. Al suo fianco c'era una cassetta degli attrezzi. Era un meccanico.

Eloisa fissò subito il suo inguine. Notò che era particolarmente voluminoso, sotto doveva celarsi un cazzo di notevoli dimensioni. Probabilmente non era così. Ma la sua fantasia si era già messa in moto. Per cui quel pensiero le venne in testa in modo del tutto naturale, eccitandola.

Si guardò attorno e si accorse che lì non c’era anima viva. Era sola, con quello individuo. Iniziò ad agitarsi al pensiero che il tipo potesse saltar fuori ed approfittare di lei.
Suggestionata dalla forza cieca del suo istinto animalesco, in lei divampò il fuoco della lussuria, che iniziò a scaldarle le vene, come lava incandescente.
La sua mente, passò da uno stato di quiete ad uno stato alterato dalla libidine, quindi prese a fantasticare sulle intenzioni lascive di quello individuo. Si mosse come un automa, quando si inginocchiò davanti alle sue gambe aperte.

Alla fine, la sua volontà fu sopraffatta da impulso morboso di toccare quel pacco voluminoso.
Posò la mano sullo spessore, lo cinse e prese a sfregare quello che percepiva essere il cazzo dello sconosciuto.

“Chi cazzo é?

La voce dell'uomo era irriconoscibile, perché rimbombava nelle parti vuote dell'auto ed arrivava a lei come se parlasse da un megafono.

“La prego, non si muova!

Anche lui udiva la voce della ragazza ovattata ed irriconoscibile. Fece per uscire da sotto l’auto, ma Eloisa lo fermò.

“La prego me lo lasci toccare!

Eloisa aveva la voce alterata dall'eccitazione, quando invitava con insistenza lo sconosciuto a lasciarla fare.

Il meccanico, sedotto da quella voce femminile, sensuale e gentile, cedette alle sue intenzioni, anche perché, dal suo punto di vista, notò delle splendide gambe e uno scoscio da infarto.

Le apparve uno spettacolo fantastico, vide le mutandine di cotone bianche attorcigliate nei glutei pieni e candidi come neve, che infondeva una forte eccitazione.
Gli fu impossibile contraddire quel giglio di sensualità.

Quindi, compiaciuto da quello spettacolo sensuale, decise di assecondarla.

Eloisa, era eccitata da quella situazione insolita, che concretizzava manipolando con frenesia l’inguine del meccanico fino a, quando non avvertì il cazzo crescergli nelle mani, facendogli raggiungere una rigidità notevole.
Emozionata e succube di una curiosità morbosa, i suoi istinti in fiamme la spinsero ad azzardare qualcosa di più audace.
Decise di scoprire quella meraviglia della natura, che pulsava nelle sue mani come, se avesse vita propria, suscitandole un pungolo insopportabile nel basso ventre.

Così, con mani nervose gli sbottonò i pantaloni, e dopo avere divaricato gli orli della cerniera, armeggiò per alcuni istanti nella mutande, ed infine fece spuntare un cazzo duro e pulsante come un vibratore che si innalzava in aria come un obelisco di carne.

“mmmmm che belloooooooo !

Eloisa, rimase incantata da quel gioiello, sembrava una bambina meravigliata di trovarsi nelle mani il più bel giocattolo del mondo.
Lo cinse con cura, accarezzandolo con entrambe le mani. Le piaceva percepire il suo tepore. Poi sentirlo pulsare mentre lo toccava la eccitava da morire.

“Daiiii ragazzinaaa che aspettiiiiiii fammi una segaaaaaaaaaoooooooo
“Sei un bastardoooooooo lo sai che sono una ragazzaaaaaa indifesaaaaaaaa

L'uomo rimase perplesso da quella risposta inaspettata. Ma i suoi dubbi svanirono immediatamente appena sentì le mani della ragazza che iniziavano a manipolare la pelle, facendola scorrere veloce lungo tutta la lunghezza del pene, fino alla base.

“aaaaaaaaaa sei tremenda ti piace giocare alla ragazzina ingenuaaaaaa hahahah ma sei una troiaaaaaaaaaaa
“Bastardo te ne approfitti perché sono piccola! Mmmmmmmmmm
“mmmm ragazzina sei un demonio! Una vera zoccola hahahah Continua così, Non ti fermere!

Eloisa si sentiva umiliata da quelle parole. Ma era proprio quello che voleva sentire perché le provocavano della forti emozioni. Gli dava godimento ascoltare lo sconosciuto, mentre la insultava chiamandola troia.

Dopo averlo lavorato con cura. Eloisa per tenerlo in tiro continuò a masturbarlo, con forza, tirando giù la pelle e scoprendo una cappella grossa e sanguigna.

“Ei ragazzina se sei quella che immagino, adesso dovresti fare qualcosa di meglio! Non credi?

Eloisa aveva già deciso cosa fare, quindi, si avvicinò con la bocca ingoiando quel palo,in tutta la sua lunghezza.

“Siiiiiiiiiii era quello che volevooooooooo mmmmm dai fammi vedere come succhi il cazzo!

Eloisa faceva scivolare le labbra, inumidendo il palo con la sua saliva. La luce del sole brillava sulla pelle tesa e sulla cappella quando lei, con cura per i particolari, lo leccava seguendo i contorni e le nervature.

“Ragazzina mi stai facendo morireeeeeeeee mmmm dai montamiiiiiiiii voglio sentire la tua micetta!

Eloisa considerò il desiderio come un vero e proprio ordine. Ormai sottomessa in tutto alla volontà di quello individuo, si spostò le mutande di lato, scoprendo la vagina, già intrisa abbondantemente di umori e impaziente di farsi penetrare da quel palo ruspante.

Eccitata come una giumenta in calore, cavalcò immediatamente sul grembo del meccanico.
Inginocchiandosi fece coincidere la punta del cazzo contro le fenditure della figa, poi si abbassò ulteriormente, lasciandosi impalare interamente da quel pennone, fino a che il suo scoscio si congiunse con l'inguine dello sconosciuto.

“Eiiiiiiiiiii siiiiiiiii! cazzo che figa caldaaaaaaaaa dai muoviti troiaaaaaaaaa

Eloisa appena se lo sentì dentro di lei, presa a muoversi in verticale, flettendo le cosce, mentre facevano leva sulle ginocchia.

“Mmmmmm bastardooooooo ti piace approfittare di meeeeeeeeeeee
“Sei una strana, ma zoccola hahahah dai fammi vedere come ti muovi mmm

Eloisa alternava movimenti in verticale a quelli in orizzontali, tormentando quel cazzo che se ne stava piantato in profondità dentro di lei. Quella situazione l’aveva mandata in estasi. In pochi mosse iniziò ad avvertire le stesse sensazioni che aveva provato con l’antennista.
Si muoveva come se fosse posseduta dal diavolo. Il suo spirito era entrato in una fase ascetica straordinaria, che le faceva provare un piacere immenso.

Quel movimento convulso piacque anche allo sconosciuto.

“Cribbio mmmmm mi stai facendo impazzire piccolaaaaaaaaaaa non so se potrò resistere mm

Eloisa appigliandosi alla portiera dell’auto, dava al suo movimento un ritmo possente. Si accorse che il cazzo dello sconosciuto era diventato più duro e lui ansimava con suoni gutturali.
Si capiva che era arrivato alla fine del gioco.

“Bastardoooo stai godendoooooooooooooooo come un porcoooooooooooo
“Siiiiiiiiiii piccolaaaaaaaaa tieeeeeeeeeeeeeee mm tieeeee ti riempiooooooooooo la figaaaaaaaaaaaa
“aaaaaaaaaaaaaaaaaaaa siiiiiiiiiiiiiiiiii godoo mmmm

Eloisa, nell'istante in cui il caldo liquido seminale inondava il suo utero, avvertì un fremito al basso ventre e le pareti vaginali si contorsero in forti spasmi.

“Aaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmm godooooooooooooo
“Diavolo di una ragazzinaaaaaaaaaaaa chi ti ha mandato il demonio mmmmmmm

Eloisa, dopo essersi agitata per alcuni minuti, prese una lunga boccata d’aria, e ancora in affanno, si alzò velocemente da quel posto.

Sali sulla bicicletta pedalò con forza, scomparendo dietro la prima curva.

Il meccanico uscì da sotto l'auto con il cazzo floscio, che le pendeva fuori della cerniera lampo, ancora aperta.
Corse in mezzo alla strada ma non vide nulla. Quel demonio era sparito. Si toccò il mento dubitando persino se quella straordinaria avventura fosse realmente successa. Si guardò la punta del cazzo ancora impregnata di sborra e di umori limacciosi, pensando tra se: Sarà successo veramente? Cribbio che demonio di ragazza!

Eloisa arrivò a casa dei nonni ancora trafilata. Le forti emozioni che aveva vissuto la tenevano desta, ed il suo corpo vibrava come se folate di vento gelido lo colpissero in modo violento.
Corse in bagno a lavarsi la figa. Non solo, ama anche per prendere fiato.
Si guardò allo specchio. Era raggiante di gioia.

“Per giove è stato bellissimo!

Mentre si sciacquava la figa, la massaggiava a fondo stimolando le labbra ancora scosse dal forte orgasmo.

Quando uscì dal bagno trovò sua nonna ad attenderla.

“Eloisa hai visto il nonno?
“No!
“Quel vecchiaccio! Lo sai cosa ha fatto?
“No!
“Ha preso gli attrezzi di lavoro ed è andato ad aggiustare un’auto? Ma ti rendi conto?

Eloisa sorrise. Suo nonno aveva fatto il meccanico per tutta la vita, ed era stato apprezzato per le sue doti e capacità professionali, quindi non c’era da stupirsi se qualcuno ancora lo cercasse.

“Ma dai nonna! È la sua passione! Il nonno è stato il miglior meccano della zona! Vuol dire che qualcuno ancora si ricorda di lui! E poi è ancora un uomo forte! Che male c'è?
“C'è che alla sua età dovrebbe pensare a riposarsi altro che lavoro!
“ahahahah nonna dì piuttosto che lo vorresti sempre in casa hahahah

Nello stesso istante si sentì il rombo del motore di un’auto. Eloisa, incuriosita, insieme alla nonna, si affacciò sul balcone per vedere quello che stava succedendo.
Appena vide l’auto le venne un colpo, ed ebbe l'impressione di non sentire più le gambe. Le mancava subito il respiro e sbiancò in volto come un cadavere.

Suo nonno era entrato nel cortile guidando l'auto che avevo notato ferma al bordo della strada. Quando vide suo nonno scendere dall’auto, stava quasi per svenire.
La cassetta degli attrezzi, i pantaloni e le scarpe che calzava, erano uguali a quelli indossati dallo sconosciuto con cui aveva scopato.
L'emozione le fu talmente forte che dovette appoggiarsi alla ringhiera.
Tra se pensò:

“E' pazzesco! Lo sconosciuto era mio nonno!

Appena il nonno entrò in casa Eloisa ebbe la conferma ai suoi dubbi. Lungo il bordo della cerniera lampo si notavano perfettamente alcuni aloni dei suoi umori e tracce ancora umide dello sperma.

Il nonno appena la vide sorrise, ignaro di quanto era successo prima.

“Ciao tesoro! Non sei in spiaggia con il tuo ragazzo?
“Oggi non avevo voglia! Ho fatto una lunga passeggiata in paese!
“Brava!

La nonna.
“Allora hai aggiustato la tua auto?

Il nonno si toccò il mento.

“Certo!
“E ti sei anche divertito! Non mi sembri stanco?
“ahahah niente affatto, anzi è stata la giornata più bella della mia vita!
“Addirittura! E' soltanto un’auto! Sei esagerato!
“Sarà! Ma ti assicuro che è stata una giornata fantastica!

Eloisa sapeva cosa intendeva dire con quelle parole, quindi rabbrividì dall’imbarazzo.

“Va bene! Sei un feticista se provi tanta gioia per una auto! Ora vai a lavarti che il pranzo è pronto!

Poi rivolgendosi a Eloisa.
“Tesoro, dovresti andare a cercare il tuo ragazzo! – la vide pallida - Che hai ti senti male?
“No! No! Sto bene! Un colpo di caldo! E' già passato!

Eloisa era sconvolta dal pensiero di aver fatto sesso con suo nonno. Non riusciva ancora ad accettare quella verità scabrosa. Solo a pensarci provava un senso colpa, ed una immensa vergogna, che la faceva sentire sporca.
Mentre andava a cercare il suo ragazzo, ripensava a quanto era successo. Non riusciva a dare un significato a tutto. Quando passò vicino alla l'auto si soffermò a riflettere, e, come si fosse accesa una lampadina, ebbe una reazione inaudita perché, tra se, pensò:

“Ma chi cazzo se ne frega! È stata una scopata magnifica! Per me rimarrà uno sconosciuto!

Si scrollò di dosso i sensi di colpa come se fossero pezzettini di polvere fastidiosa.
Rifletté su quei momenti, accettando anche l’incesto, nonostante che fosse condannato dalla morale e del senso comune.
Alla fine si convinse che, trattandosi di suo nonno, faceva diventare quell'evento ancora più speciale.
L'incesto, l’era piaciuto, e fu felice al pensiero che lo sconosciuto fosse suo nonno, anzi l’aggiunta di quel nuovo elemento di straordinaria sensualità le stava provocando un piacevole senso di benessere. Non le sarebbe dispiaciuto avere un'altra occasione con suo nonno.

Scambi...

Siamo sempre stati amanti dei sapori del corpo , ma mentre tra di noi gustare i piedini o le ascelle sudate era una pratica consueta ed eccitante con le altre coppie che frequentavamo la pulizia era un dovere per tutti , anzi se sentivamo odorini strani il rapporto neanche cominciava . Ma un giorno eravamo a prendere il sole nudi sulla costiera Triestina . Mia moglie splendida 40 enne molto elegante e riservata nella vita quotidiana quando si tratta di trasgressione ha poche rivali e per farmi piacere in quell’anno si era completamente mantenuta un pelo foltissimo e trascurato nella figa ed essendo mora si vedeva da lontano il bosco nero che svettava con i suoi lunghissimi peli che salivano verso la pancia portandosi fino dietro il buco posteriore . Questi peli specialmente quando era sudata rilasciavano un forte odore di figa che facevano scattare immediatamente i miei sensi scatenando la mia libidine. LA ciliegina in quella stagione estiva era completata da lunghissimi peli sotto le ascelle che anche con le braccia attaccate al corpo lasciavano intravvedere i peli neri . Tutto questo perché tra me e lei avevamo una scommessa dove lei era convinta che la donna piace completamente rasata mentre io le spiegavo che l’uomo segue le mode ma che i suoi istinti primordiali vengono attratti dalla donna pelosa e il pelo nero funge d’attrazione quasi inavvertitamente.
Allora per continuare questo esperimento realmente effettuato andavamo nelle spiagge naturiste e non a fare esibizionismo .
Una di queste volte era appunto a Trieste sulla costiera , durante la passeggiata eravamo vesti ti , in riva al mare altre coppie naturiste esibivano loro corpi e le donne tutte rasate completamente era la situazione ideale. Diversi maschietti giravano nelle vicinanze per scrutare quei corpi nudi , qualcuno si stava masturbando dietro dei cespugli e noi ci mettemmo in una insenatura vicino al mare .
Maria si tolse i vestiti mise l’asciugamano e si distese con le gambe larghe e le braccia in alto , io nel frattempo mi allontanai per valutare l’impatto visivo che risultava fantastico in quanto i peli sulla figa e specialmente sotto le braccia si notavano a distanza.
Non passò molto tempo che alcuni maschietti si avvicinarono a Maria e camminando avanti e indietro scrutavano la figa pelosa della mia amata che imperterrita continuava a prendere il sole.
Dopo 30 minuti il luogo aveva concentrato numerose persone che appollaiate sugli scogli vicini si masturbavano tranquillamente altri con cazzo dritto passeggiavano avanti e dietro o si toccavano il pisolino guardando Maria che ogni tanto da grande porca si accarezzava la figa e voltava la testa verso le ascelle come per annusarle e dava colpetti di lingua toccando i peli che oramai erano già sudati.
Il bello che anche diverse coppie cominciavano a passare da quelle parti fino a quando una coppia di ragazzini tutti e due sui 25 anni si avvicinò e chiese se poteva sedersi accanto. Maria rispose subito di si e si presento con la ragazzina che si chiamava Elisa , era mora minuta quasi senza tette mentre Maria possedeva una terza abbondante , cominciarono a parlare ma subito Elisa disse che si erano avvicinati perché al suo ragazzo eccitavano i peli così lunghi sotto le ascelle e che lei era curiosa di vedere da vicino e far vedere al suo ragazzo uno donna con peli così lunghi in quanto mai aveva visto una cosa simile.
Maria sorridendo disse a Elisa che gli uomini ( e l’esempio era no tutti i singoli che seduti vicini stavano guardando la scena) sono strani nascondono le loro voglie e passioni alla donna seguendo le mode ma in fondo amano le cose genuine e trasgressive e dicendo questo spiegò come il mio caso che l’odore di sudore delle ascelle , figa e piedi scatenavano la mia libidine . Elisa guardando con un sorriso malizioso Il suo compagno chiese la conferma ma Franco tentava di negare l’evidenza ma il pistolino in erezione parlava per lui.
Elisa si vedeva da lontano che era un porca e Maria che è unica per capire la mente umana la invitò a toccare i peli sotto le ascelle , subito Elisa allungò la mano e diede alcune carezze ai peli e subito ricevette un ordine improvviso da Maria che aveva fiutato la situazione:” adesso annusati le dita profondamente” Elisa mise le dita davanti al naso e aspirò profondamente chiudendo gli occhi rimase con quelle dita davanti al naso quasi in estasi , la situazione era evidente a Elisa piaceva quella trasgressione e Franco sempre con il cazzo duro rimaneva a guardare . Poi Maria rivolgendosi alla ragazza disse: “ ti piace? “ la ragazza non disse niente sorrise e comincio ad accarezzare nuovamente le ascelle di Maria e ogni tanto portava le dita al naso aspirando profondamente . Maria dopo un po’ propose a Elisa :”perché non provi ad annusarle direttamente “ non fece in tempo a finire la frase che Elisa avvicinò la faccia appoggiando il naso sulle ascelle pelose di Maria rimanendo attaccata ai pelo aspirando con gli occhi chiusi si notava l’eccitazione che aveva dentro di se. Allora Maria nuovamente disse:” sei carina e brava , il tuo ragazzo è fortunato ad avere una maialina come te , adesso da brava porca che sei cominci a leccarle per bene poi dai un bel bacio al tuo ragazzo e lo seghi davanti a me” Elisa non se lo fece ripetere cominciò una leccata indiavolata alle ascelle puzzolenti di Marie e senza problemi passò anche all’altra ascella leccando come una matta mentre alla scena tutti i maschi si erano avvicinati ( una ventina) e si stavano segando da matti ma sembrava per Elisa che non ci fosse nessuno solo lei e quelle ascelle da adorare. Elisa tornò in se prese Franco e gli diede un bacio appassionato con il sapore di sudore in bocca , i due limonavano di brutto e dopo neanche un minuto con il tocco di Elisa sul cazzo Franco diede una sborrata fantastica sulle sue mani .
Elisa stupita dall’effetto che il suo bacio sudato aveva provocato al suo ragazzo rimase immobile ma fu Maria che da brava porca gli prese la mano e comincio la pulirla con la lingua dalla sborra di Franco .
Pio con un sguardo malizioso disse ad Elisa : “ non pensi che mi meriti un bacino mia cara” Elisa si avvicinò alla bocca sporca di sperma di Maria e le due donne si baciarono con passione per diversi minuti , io guardai Franco e lo invitai a leccare la figa di mia moglie , Elisa interruppe il bacio per vedere il ragazzo che si tuffava sui peli folti di Maria e riprese il suo bacio saffico , nel frattempo Franco comincio a chiavare Maria che fece salire Elisa a cavalcioni sulla sua bocca leccandogli la figa fino a quando sia Franco che Elisa raggiunsero l’orgasmo una nella figa e l’altra nella bocca di mia moglie .
I due ragazzi ridevano contenti poi Maria prese Elisa la portò vicino l’acqua si distese sui scogli con la figa rivolta verso la gente che guardava eccitata allargò le gambe e cominciò a pisciare copiosamente verso di loro , poi prese Elisa la mise nella stessa posizione e la invitò a pisciare solo che lei si mise a poca distanza con la faccia e quando il fiotto di piscio cominciò ad uscire dalla figa di Elisa Maria aprendo la bocca prese il piscio direttamente in bocca e sulle tette. Elisa era stupita ma la ragazzina ormai era partita e si mise a baciare Maria sporca di piscio , leccando il mento le tette e baciandola di nuovo.
LA giornata finì che in quel giorno trovammo non solo una coppia carina ma Elisa e Maria sono ancora amiche e le porcate che stanno facendo sono sempre spettacolari per uno fortunato come me che può assistere a quello che due vere troie possono fare unendo le loro forze.

In ascensore...

Dunque, all’ epoca dei fatti che sto per narrarvi, ero appena sposata (poco più di tre mesi) con un uomo discretamente più anziano di me (all’ epoca io avevo 36 anni mentre mio marito aveva 57 anni).
Avevo accettato di sposare quest’ uomo, dopo che mi aveva fatto una corte serrata, perché mi piaceva molto, d’altro canto era giunta l’ ora che io dessi una sistemazione alla mia vita che, a dire del vero, era stata alquanto disordinata e per di più non mi ero fatta scappare nessuna occasione per divertirmi e godere liberamente della mia sessualità tanto che tutti i miei amici e le mie amiche che, ben conoscendomi e sapendo del mio passato diciamo piuttosto disinvolto dal punto di vista sessuale, preconizzavano per mio marito un futuro costellato di mille appendici sulla sua testa e invece niente con loro grande meraviglia.
È bene qui chiarire che Guido (mio marito appunto) sapeva tutto di me perché se c’ è una dote di cui posso vantarmi con fierezza è la sincerità.
Guido, d’ altro canto, si presentava proprio bene: giovanile, aitante, bell’ uomo che portava benissimo i suoi anni, era colto, intelligente, raffinato e, questo non guasta mai, godeva anche di un’ ottima posizione economica con un lavoro altamente qualificato e qualificante.
All’ epoca della mia conoscenza con Guido ero impiegata presso un notaio e tale lavoro l’ ho mantenuto anche dopo il patrimonio per circa un anno fino a che poi, rimasta incinta, Guido quasi pretese, sempre però con garbo e con grande rispetto della sua compagna, che lascassi il lavoro per badare in modo completo ed esclusi a lui e alla famiglia che stava nascendo, tanto aggiungeva, non c’ è certo bisogno dei tuoi “lauti guadagni”.
Fu così che divenni una brava donna di casa a eccezione di un solo singolo episodio che sto per raccontarvi.
Perché accadde non so nemmeno io darne una spiegazione, so solo che mi sono molto pentita di quell’ azione e mille spiegazioni mi sono data per giustificarla ma nessuna reggeva.
Mi dissi allora che era l’ abitudine che solo fino a pochi mesi avevo di non dire mai o quasi mai no a una bella scopata che mi si presentava d’ avanti come occasione irripetibile ma che con un po’ di tempo e con un po’ d’ impegno certamente avrei perduto.
Mi dissi che in fondo quello che era accaduto con quell’ estraneo nell’ ascensore non contava nulla perché era stato fatto senza alcun coinvolgimento sentimentale.
Mi dissi che in fondo non c’ era stato niente di male che era una cosa naturale e che tanto non l’ avrebbe saputo nessuno e poi, quant’ anche Guido l’ avesse saputo, sapeva di quante ne avevo fatte per cui una più una meno che male c’ era e poi gli avrei chiesto scusa e tutto sarebbe finito a letto con una scopatona come eravamo abituati a fare quando, dopo una lite invitabile di tanto in tanto quando si vive giorno e notte sotto lo stesso tetto avviene, avremmo fatto la pace.
Le cose, però, non andarono così: tornata a casa dopo quella che a me al momento sembrò quasi una goliardata non seppi tenermela per me e, senza nemmeno avere il coraggio di guardare fisso negli occhi il mio uomo, raccontai tutto a mio marito.
Fu una vera tragedia. Guido rimase prima attonito, senza parole; poi in silenzio si chiuse nel suo studio e diede sfogo con furore, lontano da me, a tutta la sua rabbia spaccando di tutto arrecandosi anche un ingente danno patrimoniale; poi, calmatosi, andò nella stanza da letto si fece la valigia e andò a vivere in un albergo nonostante la casa dove abitavamo fosse sua e noi ci eravamo sposati con la separazione dei beni.
Anche nel’ offesa e nella sventura mostrò quanto fosse nobile di animo e quanto mi amasse ma, nello stesso tempo mi diede una dura lezione che mi fece, da quel momento, cambiare radicalmente dentro di me facendomi diventare un’ altra persona.
Facemmo naturalmente pace ma ci vollero mesi e mesi di pazienza da parte mia ma alla fine lo riportai a casa.
Così andò a finire ma il tradimento ci fu e ora finalmente vi voglio raccontare come andò per filo e per segno come non l’ ho raccontato mai per intero, nemmeno al mio Guido.
Dunque come dicevo in precedenza il fatto avvenne pochi mesi dopo il nostro matrimonio e io lavoravo ancora come impiegata presso un notaio.
Quella mattina mi alzai e mi preparai come al solito per andare al lavoro.
Appena alzata feci colazione insieme a Guido e lo salutai perché, come sempre usciva di casa prima di me; quindi io andai in bagno, feci le mie cose e poi andai a vestirmi.
Indossai per prima cosa, come è ovvio, una lingerie di seta leggera rigorosamente nera formata da un minitanga che appena copriva d’ avanti la mia fichetta sapientemente depilata come piace a Guido e dietro un sottile filo che non copriva alcunché in quanto scompariva letteralmente tra le mie natiche alte e sode. Poi infilai un paio di calze autoreggenti nere guarnite da una vistosa bordatura di pizzo che fasciavano le mie lunghe e affusolate gambe impreziosendole e rendendole ancora più sexy ed eccitanti, poi indossai, come pretendeva il mio principale dalle sue impiegate, un talieur di colore azzurro aviatore composto da una gonna a tubino un po’ stretta che si fermava qualche dito appena sopra le mie ginocchia tonde su due gambe tornite e sode rese ancora più desiderabili da un paio di sandali aperti con un tacco alto almeno 10 cm.
Sopra indossai una camicetta di seta a fiori colorati, completava l’ abbigliamento la giacca del talieur e un foulard intorno al mio collo che Guido definiva di cigno.
I capelli, biondi, li portavo come al solito con taglio a tipo carré che mi sfioravano le spalle e, infine, a corollario mi feci un trucco lieve ma particolarmente intonato al quadro generale. Infine un delicato profumo dall’ inconfondibile fragranza femminile che si spandeva discretamente intorno a me dovunque passassi.
Misi poco più di mezz’ ora da casa mia fino all’ ufficio situato in una dei rari grattacieli della mia città.
Parcheggiai la macchina al solito posto e poi, con falcata sicura e felina, superato l’ androne d’ ingresso mi avviai decisa verso l’ ascensore che, miracolosamente era lì pronto con le porte aperte che sembrava aspettasse me in quanto in quel momento non c’ era nessuno pronto ad approfittarne.
Entrata in ascensore, pigiai il bottone del decimo piano dove era ubicato il mio ufficio ma, nel mentre le porte stavano per chiudersi, trafelato entrò come un bolide un giovane aitante ed elegante che, messo una mano sulla cellula fotoelettrica fece riaprire le porte dell’ ascensore.
Quindi entrò e si scusò per l’ imprevisto. Subito mi colpì era alto, aitante, si vedeva palestrato quel tanto che basta, elegante ma soprattutto bello e virile.
Non potei fare a meno di rimanerne impressionata, poteva avere 3 o 4 anni meno di me, benché io sia alta un metro e settantatré centimetri, e in più nonostante fossi sospesa su oltre dieci centimetri di tacco, mi sovrastava di una buona spanna.
Rimasi letteralmente senza parole anche quando mi chiese, con la mano tesa verso la tastiera dell’ ascensore, dove andassi, lì per lì non seppi rispondere e, imbarazzata, farfugliai un “non so”.
L’ straneo capì al volo che aveva fatto colpo e senz’ aggiungere altro pigiò il ventesimo piano.
Io, riavutami, feci notare all’ uomo che il ventesimo piano, pur terminato, non era stato ancora aperto al pubblico ma solo ad alcune maestranze che dovevano fare gli ultimi ritocchi prima di renderlo agibile.
Lo sconosciuto mi rispose solo che lo sapeva che al momento il ventesimo piano era disabitato e che proprio per questo aveva diretto l’ ascensore verso quel luogo.
Poi, d’ improvviso, senza che io nemmeno me ne accorgessi, mi ritrovai con le spalle conto la parete dell’ ascensore premuta con forza dal corpo di quell’ uomo cosi aitante e desiderabile, mi strinse a se e cominciò a baciarmi sul collo, sulle guance e infine sulle labbra.
Non capii più niente, ero sbalordita e affascinata, il profumo dell’ uomo, molto virile mi annebbiava la mente e così, dimenticandomi completamente di Guido e che da donna sposata ora avevo dei doveri da rispettare, ricambiai con foga alle avances del giovane.
Accettai che mi mettesse la lingua in bocca a cui risposi con altrettante slinguate con la mia lingua che s’ intorcinava con la sua mentre ci scambiavamo abbondantemente la saliva.
Lo stringevo forte a me nel mentre lui cominciò a palparmi dappertutto ma soprattutto le cosce e le natiche, quindi incominciò a tirarmi su la gonna fino a scoprire completamente il culo e la passerina ancora ricoperta del minuscolo tanga.
Ero arrapatassima tanto che mi bagnai come mai mi era capitato prima, vi giuro, credetemi, i miei liquidi vaginali, colandomi lungo la parte interna delle cosce, mi arrivarono fino alle ginocchia.
A dire il vero io non fui da meno, gli sbottonai il pantaloni e gli misi a nudo una cazzo a dir poco portentoso che, come io mi ero bagnata abbondantemente, cosi lui era già diventato duro come il marmo: evidentemente io avevo fatto lo stesso effetto che lui aveva fatto a me.
Glielo smaneggiai un poco ma lui si abbassò tra le mie gambe e cominciò a leccarmi sapientemente la fica che era diventata tutto un lago, mentre il mio clitoride e le mie piccole labbra, che già in condizioni normali fuoriescono dalle grandi labbra tanto sono consistenti, divennero ancora più turgide e pertanto ancora più sensibili alle continue ripassate della sua lingua fino a che, dopo solo pochi minuti venni in un orgasmo quasi animalesco.
Il mio occasionale partner bevve tutto avidamente e poi, ancora con le labbra umide si alzò e mi volle baciare nel mentre, spostatami il tanga di lato e presami una gamba sul suo braccio mi divaricò un poco e mi penetrò con il suo enorme e durissimo cazzo.
Mi stantuffo così in quella posizione per qualche minuto poi mi volle girare e, messami a pecorina, m’ infilò la sua tremenda mazza di nel buco del culo procurandomi al principio un po’ di dolore che, però, in breve passò lasciando il posto a un immenso piacere.
Ricominciò per me fortissimo di nuovo il godimento anche perché, data la sua vigoria fisica, mi dava colpi tremendi nel culo facendomi sentire il suo cazzo fin quasi sotto lo stomaco.
Aveva una resistenza incredibile e metteva tanto vigore che non si accorse che venni una seconda volta per cui mi alzai di colpo facendogli uscire il suo cazzo dal mio buchetto.
Rimase interdetto e frustrato per cui mi chiese cosa mi avesse preso e alla spiegazione che gli diedi circa il fatto che ero venuta, smarrito mi disse “e io ora come rimango ?”.
Mi fece tenerezza e quasi per compensarlo per tutto il godimento che mi aveva dato gli sorrisi e lo rassicura dicendogli “stai tranquillo, ora ci penso io”.
Mi accovacciai dunque e tenendogli e menandogli il cazzo con una mano, incominciai a leccarglielo lentamente ma in modo sapiente data la mia lunga esperienza in tali faccende, mentre con l’ altra mano mi sditalinavo il mio clitoride sempre voglioso.
Gli cominciali a leccare per prima la grossa cappella per poi fare scivolare la lingua per tutta la lunghezza del suo cazzo che era davvero considerevole (doveva essere lungo almeno 20-25 centimetri), poi me lo feci entrare tutto in bocca, facendolo affondare di tanto in tanto fino in gola per poi succhiare con foga.
Questo giocò durò veramente molto, il bastardo sapeva trattenersi e tirare il massimo del vantaggio in quella posizione ma io accelerai l’ azione della mia lingua, della mie gote e delle mia labbra fino a che non ce la fece più e mi rovesciò in bocca un mare di calda e filante sborra che io cercai prima di trattenere nella mia bocca ma poi, per paura di sporcarmi il talieur, fui costretta a ingoiare, ma questo non bastò e una buona parte fuoriuscì dall’ angolo della bocca, colandomi lungo il collo, macchiandomi un pochino il foulard.
Quindi mi alzai e, preso un fazzolettini di carta dalla mia borsa, ne porsi uno al mio momentaneo partner e uno lo usai io.
Lo sconosciuto quasi non ne ebbe bisogno in quanto mi ero preso la briga a pulirlo con la mia lingua mentre io dovetti usarlo in quanto abbondante mi era uscita dalla mia michetta il frutto della mia precedente arrivata.
Riaggiustatici, quindi, richiamammo l’ ascensore.
Questa volta diedi il numero giusto e, arrivati, al mio piano, nel mentre mi accingevo ad uscire dall’ ascensore in silenzio, lo sconosciuto mi passò un suo bigliettino da visita invitandomi a chiamarlo appena ne avessi avuto voglia e possibilità in quanto, mi disse, sarebbe stato sempre a mia disposizione.
Me ne andai in silenzio senza profferire parola e appena dietro l’ angolo strappai il bigliettino senza nemmeno leggere il nome. Per me era una storia da dimenticare ma, come o accennato prima, non fu così e anzi fu un calvario che finché non feci pace con Guido mi tormentò ma fece rinascere in me una donna nuova e questo mi ha veramente appagato.

lunedì 30 aprile 2012

Ricordi...

Poco prima di sposarmi, circa 10 anni fa, ebbi occasione di frequentare assiduamente suor Anna della locale parrocchia per la preparazione al matrimonio.
Il corso sostanzialmente risultava obbligatorio e le coppie frequentanti risultavano esserne circa sei.
Con Francesco, oggi mio marito, arrivavamo all'incontro sempre stanchi soprattutto per le pesanti giornate lavorative che precedevano il corso.
Suor Anna, con il suo modo fermo e alquanto dispotico, ci riprendeva sempre e noi, senza rispondere, ci sedevamo nei primi posti lasciati dagli altri sempre opportunamente vuoti.
Durante le spiegazione notavo che la nostra insegnante scrutava attentamente tutti noi, scrutava il nostro abbigliamento, il nostro modo di porsi e di porre le domande.
Notavo anche, ma in quel momento non facendoci un gran che caso, che la suora si soffermava spesso tra la mia scollatura lasciandomi alquanto imbarazzata.
Suor Anna allora cinquantenne, si presentava come una bella figura, alta, magra, di un livello culturale medio alto e sempre seria ed austera che spesso lasciava in difficoltà, per il suo modo energico di rivolgersi, anche i nostri fidanzati.
Mano a mano che il corso andava avanti, ovviamente, anche la confidenza subentrò nel rapporto lasciando spazi, durante il corso, a battute e scherzi di varia natura che venivano complessivamente accettati, sia pur sottotono, dalla nostra "preparatrice".
Accadde che un sera Francesco non potè venire alla dottrina così partecipai da sola con disappunto della suora che lamentò in quell'occasione il totale disempegno dei futuri mariti che vuoi per una scusa, vuoi per un altra, cercavano sempre di evitare la lezione.
Alla fine di quella lezione, mentre mi stavo preparando per uscire, suor Anna mi chiese un aiuto per sistemare alcuni testi nella libreria della parrocchia.
Accettai mettendomi subito a disposizione. Dopo le prime sistemazione nella libreria illuminata da una luce molto fioca, suor Anna mi chiese di salire su di una scala per sistemare un libro; lo feci senza pensarci due volte, nello scendere mi ritrovai incastrata tra la scala e la libreria con la suora che mi fronteggiava. Non ebbi il tempo di sfilarmi che me la ritrovai addosso, non so come fece, ma in un attimo mi ritrovai la sua lingua nella mia bocca; cercavo di dimenarmi anche per paura che potesse entrare qualcuno, ma lei sembre più avida mi palpeggiava ovunque sussurrandomi e alternando parole dolci a porcate.
Mentre cercavo di liberarmi, mi ritrovai con il bacino appoggiato al suo, che si muoveva come per scoparmi e sia pur in preda alla paura, sentivo un senso di eccitazione e percepivo la fuoriuscita dei miei umori vaginali.
Ad un tratto sentii la sua mano penetrare sotto la gonna, abbassarmi di poco il collant, entrare dentro, spostandormi di lato lo sleep e con un dito, forse due, massaggiare il mio clitoride.
Ci fu un attimo di esitazione, ma nel riprendere la manovra, mi sentii sussurrare: "sei bagnata come una porca, lo sapevo"; in quell'istante persi la testa, la baciai in bocca per poi farla chinare in ginocchio al mio cospetto. Allargai le gambre appoggiandomi ad uno stipide, allargai le cosce e le proposi per il suo splendore il mio fiore. Mi fece godere più volte e sempre più forte. Alla fine del quarto orgasmo le infilai anch'io la mano sotto il saio trovandovi un clitoride di dimensioni pari almeno al doppio del mio. Lo massaggiai pazientemente per poi sbocchinarlo avidamente. Godette a dismisura.
Appagate ci congedammo.
Da allora altre occasioni sfuggenti ci si sono presentare e sempre abbiamo colto l'attimo.
Con il giorno del mio matrimonio non ci rivedemmo più ma il rimpianto dell'interruzione del rapporto è, e rimarrà, sempre vivo anche ora.

Roberto...

Mi chiamo Roberto (nome di fantasia) 48 anni, sposato da 22 anni con Ornella (nome di fantasia), splendida 43enne con un corpo splendido, una seconda di seno ma assolutamente sodo, con una figlia di 20 anni, studentessa all'università.
Vorrei raccontarvi la mia storia con Ornella dall'inizio, ci conoscemmo durante una vacanza, scoppiò subito un'attrazione fortissima, l'estate più bella della mia gioventù che ricordo ancora oggi nei minimi particolari.
Al ritorno dalle vacanze continuammo a vederci anche se abitavamo in due diverse città a circa un'ora di strada soprattutto nei fine settimana e qualche volta in settimana.
A volte uscivamo insieme ad una coppia di amici Marco e Lorena, lui abitava nella mia città mentre Lorena anche lei abitava ad un centinaio di km, quindi in settimana con Marco ci si vedeva per due chiacchiere, una birra o un aperitivo.
Sia quando uscivamo da soli che con loro Ornella spesso aveva un abbigliamento sexy e provocante.
Arrivammo al maggio dell'anno dopo ed una sera come tante mi telefonò Ornella dicendomi che Marco e Lorena avevano litigato (cosa che io sapevo) e Marco le aveva telefonato per parlarle un pò e le aveva chiesto se poteva andare a mangiare una pizza con lui, Ornella mi disse che non gli aveva detto sì perchè voleva chiederlo prima a me.
Io dissi che per me non c'erano problemi al che lei mi disse che lo avrebbe chiamato subito per la sera successiva. A quel punto Ornella mi disse che non sapeva come vestirsi al che io, non so come le dissi di getto "perchè non metti la mini che ti ho appena regalato?" lei mi rispose "ma ti ricordi che è molto corta, ma se va bene a te lo sai che a me piace vestirmi così anche se Marco mi guarda sempre le gambe e tu lo sai", malgrado ciò le dissi di vestirsi così e poi ci salutammo.
La sera dopo verso le 18,30 mi chiamò prima di uscire ed io naturalmente le chiesi come si era vestita, lei mi disse che naturalmente aveva messo quella mini molto corta, i sandali con il tacco alto ed una magliettina leggermente scollata ma aggiunse che se non mi andava bene avrebbe messo i jeans.
Le confermai che andava benissimo così ed anche lei mi disse che era contenta che la lasciassi uscire vestita provocante. Aggiunse che quella sera Marco, essendo da soli, avrebbe potuto guardarle le gambe e che la cosa non le dispiaceva.
Ci salutammo ed io cominciai a pensare a quelle parole ed al fatto che avevo incitato la mia ragazza a vestirsi sexy per uscire da sola con il mio amico,mi prese una gelosia molto forte ma ilmio cazzo era durissimo e mi sparai più di una sega pensando alla mia ragazza con quella mini provocante insieme al mio amico.
La sera dopo ci sentimmo ed io la incalzai di domande ma lei mi disse che me ne avrebbe parlato la sera dopo quando ci saremmo visti.
Arrivai sotto casa sua verso le 18 e lei arrivò molto sexy con gli shorts di jeans, tacchi alti ed una camicetta che io, non appena lei salii in macchina, le aprii un po' di più, ma vidi che era un pò diversa dal solito e le chiesi cos'aveva. Lei mi disse che doveva confessarmi una cosama aveva paura che io mi arrabiassi, le promisi di non farlo mille volte e finalmente lei comiciò a dirmi che la sera prima Marco in pizzeria mentre parlava aveva cercato di accarezzarle un pò le gambe ma lei glielo aveva impedito, poi erano andati al pub e complici un paio di birre lui aveva ricominciato ad accarezzarle le gambe e lei lo aveva lasciato fare e la cosa la eccitava parecchio, poi saliti in macchina per riaccompagnarla a casa lui aveva ricominciato ad accarezzarla facendole salire la gonna già cortissima fino al perizoma (lei mi disse di averlo indossato perchè a me piaceva, ed era vero!!!).
Lui si fermò in una stradina vicino a casa di Ornella, le sfilò la gonna, lasciandola con il solo perizoma e cominciò ad accarezzarle il culo ormai completamente in vista, le slacciò il reggiseno cominciando a strizzarle i seni ed infine si tirò fuori il cazzo. Ornella mi disse che voleva fermarsi ma era completamente eccitata, avrebbe voluto fargli un pompino ma si limitò ad una lunghissima sega godendosi il cazzo del mio amico fino a farsi sborrare sulla mano mentre lui le succhiava i capezzoli.
Mi chiese se potevo perdonarla, anche se anch'io avevo lamia parte di colpa per averle chiesto di vestirsi sexy, ma mentre me lo chiedeva vide una macchia sui miei jeans, ero venuto senza nemmeno toccarmi...
Al che lei mi disse che se la cosa mi eccitava così lo avrebbe rifatto presto, ma non con Marco, perchè la cosa doveva finire lì e ritornare ad essere solo amici, con qualcuno non conosciuto.
Una quindicina di giorni dopo mi disse che un uomo sposato sui 40 anni (lei 20) l'aveva invitata a cena e lei aveva accettato aggiungendo che saremmo dovuti andare a comprare qualcosa di molto sexy insieme per quella sera....ma questa è un'altra storia.